Marc’Antonio Mazzone

Marc’Antonio Mazzone

Miglionico (MT), 1556– Venezia, 1626

La maggior parte delle notizie sulla sua vita, per lo più frammentarie, derivano dalle dedicatorie anteposte ai libri di musica e da alcuni riferimenti autobiografici che occasionalmente compaiono nei suoi scritti letterari. Da una breve digressione contenuta in una sua opera letteraria (I fiori della poesia dichiarati… da tutte l’opere di Virgilio, Ovidio, e Horatio, Venetia, F. de’ Franceschi, 1593) si sa ad esempio che fu avviato alla carriera ecclesiastica nel seminario vescovile di Acerenza, sede episcopale della diocesi cui Miglionico apparteneva, dove venne poi ordinato sacerdote nella città di Acerenza.

Al contermpo frequenta la scuola gregoriana della vicina Abbazia di Banzi. Successivamente, forse all’inizio degli anni Sessanta, Mazzone si stabilì a Napoli. A quel periodo risalgono due raccolte di madrigali pubblicate a Venezia nel 1569 presso G. Scotto, le quali mostrano quanto fosse ben introdotto negli ambienti culturali e aristocratici napoletani. Tuttavia nella dedica della seconda raccolta, datata 10 settembre 1569, l’autore scrive: “’ora la fortuna in cò mi è stata favorevole a farmi giungere nella meravigliosa e stupenda città di Venezia, ove avendo dato a le stampe alcune mie composizioni a quattro, ho voluto ancor dare in luce questi miei madrigali a cinque voci’. All’epoca della stampa di questo secondo libro Mazzone è dunque a Venezia. Nel luglio del 1570, a un anno circa dalla sua prima edizione di musiche, Mazzone cura la pubblicazione della raccolta intitolata Corona. Primo libro delle napolitane a tre et a quattro voci di diversi eccellentissimi musici stampata a Venezia da Girolamo Scotto. Alla pubblicazione della Corona segue un lungo periodo di inattività editoriale, privo per altro di qualsiasi altra notizia sulle vicende del canonico lucano.

Bisognerà attendere circa un ventennio prima che, nel 1591, Mazzone pubblichi, con lo stampatore veneziano Angelo Gardano, Il primo libro delle canzoni a quattro voci, dedicato ad unpersonaggio di altissimo lignaggio, il duca di Mantova Vincenzo Gonzaga. Nel 1593 sempre Angelo Gardano pubblicherà l’ultima sua opera musicale nota: Il primo libro delle Magnificat a cinque voci, dedicato a Francesco de Vera Aragonia del Consiglio Supremo di Sua Maestà Cattolica, Ambasciatore presso la Serenissima Repubblica di Venezia. Con questa pubblicazione si conclude, almeno a livello editoriale, il percorso musicale del compositore lucano che, iniziatosi nel 1569 con le due raccolte di madrigali e passato attraverso le forme più semplici della canzone alla napolitana e della canzonetta, termina, degnamente per un canonico, con un libro di musiche sacre, per lo più brani polifonici in lode della Madonna, in sintonia con il rilancio del culto mariano in Europa operato dalla Chiesa e nello stile severo che lo spirito sempre più diffuso della Controriforma esigeva.
Sempre dalle dichiarazioni riportate sui frontespizi delle sue opere pubblicate, il musicista rivelò un legame affettivo con il suo paese d’origine mai reciso. A MiglionicoMazzone risiedette tra il 1598 e il ’99 quando, per un tempo brevissimo, tenne la carica di arciprete. Questa carica conferitagli dall’arcivescovo Myrra, gli fu tolta dalla sede romana: si era creato infatti un conflitto di competenze tra l’incarico conferitogli dal vescovo locale e la nomina assegnata contemporaneamente al canonico Giuseppe Longo dalla sede papale. Si deve comunque a lui l’acquisto nel 1598 per Miglionico del celebre Polittico di Gian Battista Cima da Conegliano per farne dono al convento di San Francesco. Tuttavia, dopo questa permanenza di pochi mesi a Miglionico, e forse a causa della spiacevole vicenda circa la sua carica di arciprete, è probabile che il musicista abbia preferito trasferirsi in un centro che gli potesse offrire maggiori opportunità. E’ probabile infatti che si sia trasferito a Venezia o a Mantova.

Alla produzione musicale il musicista lucano affiancò anche la stesura di due opere letterarie, I fiori della poesia, pubblicata nel 1593, e L’oracolo della lingua latina del 1603, entrambe stampate a Venezia.I due volumi sono improntati ad una voluta finalità didattica: il primo è presentato come un’opera utile per chi voglia comporre versi in lingua latina o volgare, fornendo un’ampia scelta di locuzioni in volgare dei più svariati argomenti coi relativi luoghi latini attinti dalle opere di Virgilio, Orazio e Ovidio.
L’oracolo della lingua latina è una raccolta di locuzioni ed espressioni su vari soggetti, una specie di prontuario della lingua latina ordinato per argomenti, fra i più vari. Questo testo – uno dei più interessanti sul rapporto tra poesia e musica che siano stati scritti nel Cinquecento – afferma il principio della analogia tra le due arti. Nel momento in cui la poesia e la musica si incontrano bisogna che esse si avvantaggino una dell’altra rispettando però ognuna la propria funzione…”. Le opere musicali e letterarie pubblicate negli anni Novanta indicano un mutamento di indirizzo nella ricerca di mecenati da parte del Mazzone. I fiori della poesia e Il primo libro delle canzoni sono infatti dedicati al duca di Mantova, Vincenzo I Gonzaga, e al suo giovane figlio Francesco è indirizzato, invece, L’oracolo della lingua latina. Le dediche lasciano trasparire l’intento del musicista di guadagnarsi la protezione dei prestigiosi destinatari e forse anche un posto nella corte mantovana, ma non è noto se tale obiettivo fu raggiunto. In generale la produzione del Mazzone ben riflette i suoi diversi interessi: la produzione musicale, muovendosi dai generi profani, come madrigali e villanelle, verso la musica sacra negli ultimi anni, descrive una parabola significativa per un musicista vissuto nella seconda metà del Cinquecento. Particolare attenzione è stata rivolta alle annotazioni teoriche presenti nelle dedicatorie che Mazzone antepose alle opere stampate in cui, sia per la sua formazione umanistica e letteraria che per gli interessi musicali del destinatario dell’opera, egli insiste su quel rapporto tra poesia e musica, cruciale nella produzione madrigalistica e nelle riflessioni teoriche che sulla musica si svilupparono tra Cinque e Seicento.


Al Mazzone si deve se, a Miglionico, nel XVI e XVII secolo, la falegnameria Comanda iniziò a costruire liuti (“mezzi violini”). A seguito di quest’arte, i Comanda furono soprannominati ” ‘ndurlin’ “, dal tono del liuto. E’ ancora presente in paese qualche esemplare raro di liuta cinquecentesco.